martedì 25 ottobre 2011

Siamo tutti motociclisti

Pur non togliendo nulla al dramma umano e sportivo occorso domenica ed al suo devastante impatto emotivo, mi limito ad osservare che, un mese fa eravamo tutti ingegneri informatici. Oggi siamo tutti motociclisti. Cosa saremo domani?
Riprendo qui, a vostro "beneficio" un argomento che ho già approfondito su facebook. C'è giustamente da osservare che si tratta di un dolore fortissimo, atroce, che ci sono un padre ed una madre che non sentiranno mai più la voce del proprio figlio. Questo purtroppo accade molte volte al giorno ed in ogni parte del mondo. Per molte di queste morti non ci sono cordoglio mediatico ed elaborazione collettiva del lutto. Voci familiarissime che si spengono e che nessuno ascolterà mai più, eppure il mondo di internet se ne disinteressa. Io non contesto il dolore, e non voglio sminuirlo. E' un dolore terribile ed irreversibile e l'impatto emotivo è stato certamente devastante. Anche per me, sportivo passivo e conoscitore evoluto di faccende sportive, è stato un trauma difficilmente digeribile.
Tanti sono stati i morti nel mondo dello sport in questi ultimi 30 anni, pianti in circostanze più o meno dolorose, vedi Marco Pantani, Fabio Casartelli, Wouter Weylandt, Frank Vanderbroucke, il povero Franco Ballerini nel mondo del ciclismo; Jason Mayelè, Vittorio Mero, Niccolò Galli, Luciano Re Cecconi, Renato Curi, Andrea Fortunato nel mondo del calcio; Roland Ratzenberger, Dan Wheldon, Michele Alboreto o Ronnie Peterson nell'automobilismo; Norifumi Abe, Daijiro Kato, Shoya Tomizawa o Mike Hailwood nel motociclismo.
Eppure per un cordoglio ed una costernazione di massa simile a questa, la mia mente deve risalire al 1 Maggio 1994, allorquando ad Imola, durante il Gran Premio di San Marino di Formula 1, si spense Ayrton Senna. Ero un bambino, era il primo anno in cui seguivo la Formula 1, ma non dimenticherò mai le sensazioni di costernazione e di partecipazione che respiravo in quel pomeriggio, che vedevo nelle facce dei grandi intorno a me. Uno dei pomeriggi più plumbei che io ricordi. Forse, tra tante morti, quella di Ayrton Senna è più simile a quella di Marco Simoncelli, perchè è stata in diretta, e questo fa passare in secondo piano i valori sportivi ed il peso specifico, che erano decisamente diversi. In realtà, molte tra queste morti sono state in diretta, ma chissà perchè ci hanno sempre riguardato un pochino meno.
Ciò a cui sono allergico è il lutto di gruppo di gente che manda saluti per colui che, magari fino a sabato sera, non mai neanche sentito nominare. Ognuno si impossessa di un pezzetto di lutto, pur non avendone titoli specifici.
A molte famiglie sconvolte dal dolore, la partecipazione di estranei darebbe conforto. A me, se il dolore fosse mio, farebbe probabilmente incazzare.
Gli italiani, un giorno sono tutti velisti, un giorno sono tutti rugbisti, un giorno sono tutti cantanti lirici, un giorno sono tutti papi, un giorno sono tutti attori di Hollywood. Un giorno sono tutti americani, pochi giorni dopo sono tutti dittatori libici. Il mese scorso siamo stati tutti ingegneri informatici, oggi siamo tutti motociclisti.
Non c'è affetto in tutto questo, non c'è partecipazione. Io ci vedo morbosità, voyerismo, presenzialismo. Per ogni diretta televisiva dai luoghi di un lutto, c'è sempre qualcuno inquadrato per sbaglio mentre partecipa al dolore, ma è pieno zeppo di gente che magari ci ha fatto un salto apposta, sperando di imbucarsi sullo sfondo di qualche piano americano. Chi non ricorda il macabro turismo ad Avetrana? quanta della gente appostata dietro i giornalisti durante le interminabili dirette televisive era lì per dolore? quanti invece per appariscenza?
A me sono loro a farmi incazzare. Non quelli che partecipano, ma quelli che ostentano una partecipazione non sincera, per moda, per tendenze, per curiosità, per gioco, per fighismo, per appariscenza, per presenzialismo, per poter dire "io c'ero"..

Io, al mio funerale, non li vorrei.

3 commenti:

  1. Concordo in tutto e per tutto. Io infatti non ho scritto nulla sul blog proprio perchè mi sarebbe sembrato ipocrita .. non seguivo il Moto Gp da un sacco di tempo e di Simoncelli sapevo solo che somigliava un sacco a Valentino e che come lui era romagnolo. Di spiace, questo si, perchè è morto un ragazzo di 24 anni, ma come tanti ne muoiono. Forse è la morte in diretta che da alle persone il diritto di arrogarsi un pò di cordoglio. Non so.

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  2. La morte in diretta tv fa audience.
    se spettacolare, ancora di più.
    "partecipare" al lutto mediatico probabilmente fa fighi.
    non essere "massa in-dolore" lascia sgomenti gli astanti beoti e finto-sofferenti.

    sono motociclista ed ho pianto amici ed urlato la mia rabbia ed il mio dolore attraverso lo scarico delle mie moto. li piango ancora.

    mi fermo qui, stavolta ho già occupato troppo il tuo spazio.
    G.One

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  3. G.One, non occupi mai abbastanza. Se hai contributi da offrire, "escili" liberamente

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